Oliver Stone non azzecca un film da circa un millennio. E pure questa volta aveva Don Wislow come sceneggiatore, lo scrittore dell'appassionante "L'inverno di Frankie Machine". Peccato.
La storia non è mai credibile, è la solita cosa pop alla Stone che ci rifila da sempre. Questa volta dovremmo credere che un hippie umanitario e un marine killer e senz'anima dividono tutto tra loro: la casa, una biondona e il lavoro di produttori della migliore marijuana del mondo. I problemi iniziano quando i narcos messicani vogliono impadronirsi della conoscenza dei due.
Come l'ho scritto io è più interessante di come viene raccontato nel film.
Dopo un'ora di film ho staccato, mi ero troppo annoiato. Tutto già visto e scontato.
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