martedì 8 gennaio 2013

127 ORE


Voto 6

Nel 2003 un escursionista americano è caduto in un canyon e vi è rimasto bloccato per 127 ore con pochissimo cibo e pochissima acqua. E per sopravvivere, per scappare, ha dovuto fare una scelta estrema: amputarsi un braccio.

Questa storia, accaduta realmente, è stata raccontata al cinema da Danny Boyle, il celebratissimo regista di Trainspotting e The Millionaire. E per me è una grande occasione mancata. Di sicuro non si può negare il grandissimo talento registico di Boyle, dal punto di vista delle inquadrature, della ricchezza delle immagini e nelle immagini, però il film raramente si discosta da un’estetica pop e non scende mai nella profondità della psiche di un uomo difronte ad una situazione così estrema. 

Insomma è una specie di film di microazione, cerchi di capire cosa farà, come si salverà e se si salverà, ma non c’è nulla di poetico, di profondo in tutti i 90 minuti. Mai somiglia a Into The Wild, film con cui sulla carta poteva avere tante cose in comune. Un film praticamente con un solo attore, un film ispirato ad un uomo solo contro la natura  schiacciante della natura.

James Franco non mi sembra per niente all'altezza del compito, invece c’è da fare una menzione positiva per la curatissima fotografia. Di sicuro un’inquadratura non facile da dimenticare è da lui nella crepa al panorama del deserto in cui si trovava.

Nessun commento:

Posta un commento