giovedì 31 gennaio 2013

CANALE MUSSOLINI - ANTONIO PENNACCHI

Voto 7


All'inizio ho avuto forti difficoltà con questo libro. Troppe descrizioni, troppi sentieri presi e lasciati e soprattutto lo stile era opposto a quello che in genere mi piace, frammentato, sincopato. Invece Canale Mussolini è scritto come un flusso continuo, praticamente senza interruzioni, con periodi lunghissimi e con scene che chiudono di rado e invece si intersecano l'una con l'altra. Arrivato a metà libro stavo per lasciarlo. Poi però ho continuato e finalmente ci sono entrato dentro, anzi ho trovato strane le mie iniziali titubanze.

C'è la storia di una famiglia, i Peruzzi, che dalla bassa padana si trasferisce in un podere vicino Littoria in seguito alle bonifiche fasciste. Una famiglia nera, di gente che ha fatto la Marcia su Roma, con Pericle, la colonna della famiglia, perfino assassino di preti. La storia anche di nascite, liti, amori, tradimenti, piccoli campanilismi, risse. La storia della famiglia di Pennacchi, come spesso ha dichiarato, una cosa che sentiva dentro da quando ha iniziato a scrivere.

Ma una storia dal basso, come quelle che piacciono a me, che si intreccia con la Storia del paese, che ci racconta quali sono i veri passaggi che hanno determinato gli avvenimenti: come il fatto che il Duce all'inizio fosse contrario alla nascita di città nell'Agro Pontino o il fatto che la resistenza sia nata dalla rivolta di una chiamata alla leva obbligatoria da parte della Rsi.
O l'8 settembre, o del perchè i rurali veneti, friulani e romagnoli si sono uniti con "l'alleato germanico" contro gli americani durante lo sbarco di Anzio.

E quando ho finito di leggere il libro ho avuto quella sensazione dolce che si ha quando si chiude per l'ultima volta la copertina di un volume che ti è piaciuto: quella malinconia di un viaggio passato, di un'esperienza sentita. 

Come se io fossi stato pontino e mio nonno mi avesse raccontato la sua storia.

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