Durante gli anni '70, in piena cultura hippie, un gruppo di studiosi cerco di dimostrare che uno scimpanzé era capace di imparare il linguaggio umano dei segni, se sottratto fin dalla nascita alla madre.
Nim inizia così la sua avventura innaturale tra gli umani, prima trattato come un figlio da una strana famiglia, poi forzato ad imparare questo linguaggio in una ricerca che il suo stesso ideatore a poi dichiarato inutile. Trovatosi subito in mezzo ai conflitti ed ai rancori degli uomini che si occupavano di lui, Nim dopo alcuni anni ha sviluppato una forte aggressività nei confronti dei suoi insegnati, tanto da far terminare l'esperimento e rimandarlo nella comunità in cui era nato. Solo che Nim non era abituato a stare con i suoi simili e ne aveva paura.
Questa è solo un parte della storia raccontata in Project Nim, film del regista inglese James Marsh, già autore di Man On Wire, vincitore del Premio Oscar come miglior documentario.
La capacità di racconto, la grafica, l'ampiezza dei materiali dell'epoca e l'incredibile storia sono i punti di forza del documentario tutto, però, trattato forse con un po' di lentezza.
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