Bella delusione. Ho cercato parecchio questo libro in versione tascabile (18 euro sono troppi), perché consideravo De Silva uno scrittore interessante e perché mi era piaciuto molto il libro precedente.
Mia suocera beve è infatti il seguito di Non avevo capito niente, con protagonista Vincenzo Malinconico, avvocato del sud che si arrabatta tra i pochi incarichi che gli sono affidati e la sua confusa situazione sentimentale.
Mia suocera beve è infatti il seguito di Non avevo capito niente, con protagonista Vincenzo Malinconico, avvocato del sud che si arrabatta tra i pochi incarichi che gli sono affidati e la sua confusa situazione sentimentale.
Mentre il primo libro è ironico ed interessante, questa seconda puntata mi sembra banale e presuntuosa. Si passa dall'ironia al sarcasmo, Malinconico da simpatico perdente inizia a sentirsi un genio incompreso. E questa parabola mi sembra che sia la stessa che riguarda lo scrittore medesimo. Insomma mi sembra che sia Vincenzo Malinconico che Diego De Silva si siano montati la testa.
Ci sono poche pagine che ritrovano la brillantezza narrativa e analitica del primo libro, in compenso ci ritroviamo spesso in situazioni non credibili, che servono unicamente a far risaltare le doti di intelligenza oratoria di Malinconico. E ovviamente diventa antipatico.
Dicevo di assurde situazioni, come quella che da avvio al romanzo. Un ingegnere informatico prende in ostaggio un camorrista in un supermercato, per celebrare un processo sommario e televisivo contro il probabile assassino di suo figlio.
Processo sommario sì, ma non senza avvocato, e l'ingegnere architetta tutto per far combaciare la presenza nel supermercato sia del camorrista sia di Malinconico.
E perché proprio Malinconico? Perché è molto bravo e vuole dargli una possibilità davanti alle telecamere, vero luogo (secondo l'ingegnere e secondo tanti) dei processi odierni. Ma per favore. Davvero un'idea banale e bambinesca, questa sì veramente frutto di una cultura televisiva, come poi dimostrano le continue citazioni di personaggi televisivi del momento.
E perché proprio Malinconico? Perché è molto bravo e vuole dargli una possibilità davanti alle telecamere, vero luogo (secondo l'ingegnere e secondo tanti) dei processi odierni. Ma per favore. Davvero un'idea banale e bambinesca, questa sì veramente frutto di una cultura televisiva, come poi dimostrano le continue citazioni di personaggi televisivi del momento.
Ovviamente proprio Malinconico uscirà vincitore del processo, conquistando anche donne su donne per la sua grande prova di avvocato.
Non ci sono spunti davvero divertenti, ci sono pochi passaggi con un minimo di profondità, non ci sono situazioni comiche, né appassionanti né dove scatta l'immedesimazione.
Ci sono solo tante tante tante pagine in cui Malinconico/De Silva si sente il più figo del mondo. Pensa quanto è interessante.
In seguito è uscito anche Sono contrario alle emozioni, terzo passaggio editoriale dell'avvocato. Non ci penso proprio a leggerlo. Nemmeno se me lo prestano.
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